
Il sentiero del Ru Courtaud sale dolce da Barmasc, seguendo l'acqua che scorre nella canaletta di pietra. D'estate, quando il sole scalda i larici, ci si arriva in un'ora buona di passo lento. D'inverno, con la neve che attutisce ogni rumore, il tempo si dilata e l'Alpe Metsan appare quasi all'improvviso, con il fumo che sale dal camino de La Tchavana.
È qui, a 1800 metri, che la famiglia Bagnod ha scelto di rimanere. Non solo d'estate, come vuole la tradizione dell'alpeggio, ma tutto l'anno. Dal 1999, quando hanno aperto l'agriturismo, hanno costruito un modo di stare in montagna che segue i ritmi antichi ma guarda al presente. Le mucche salgono a giugno e scendono a settembre, portando con sé il sapore dei pascoli d'alta quota. Il resto dell'anno, l'alpe respira diversamente, più silenzioso, più raccolto.
La fontina che matura nella cantina nuova — pietra e legno, fatta come si deve — porta dentro di sé l'estate. L'erba di questi pascoli, che cresce lenta a questa quota, dà al latte un profumo che chi lo conosce riconosce subito. Le forme riposano settimane sui ripiani di abete, girate ogni tanto con gesti che sono gli stessi da sempre. Nella stessa cantina maturano anche le tome aromatizzate e il Gran Gessato d'Ayas, un formaggio grasso che i Bagnod hanno iniziato a produrre qualche anno fa con il latte delle pecore che pascolano più in alto, a Vascoccia.
Seduti al tavolo de La Tchavana, si capisce cosa significhi mangiare quello che viene da qui. Il burro è quello di ieri, la ricotta ancora tiepida, gli insaccati sono quelli che la famiglia prepara in inverno. E poi c'è lei, la polenta concia: non solo polenta con burro e fontina, ma un gesto che parla di quando si tornava dall'alpeggio affamati e bastava poco per sentirsi a casa.
D'estate, nei pomeriggi di luglio e agosto, si può salire fino alle baite dove le mucche pascolano, assistere alla mungitura, vedere come nasce una forma di fontina. Non è una dimostrazione, è semplicemente il lavoro che continua, che qualcuno ha deciso di condividere. Chi vuole può fermarsi, fare domande, capire che dietro un formaggio c'è una giornata intera, un sapere tramandato, una scelta.
Da Mandrou, l'altro sentiero che porta a Metsan sale più ripido e regala, a ogni svolta, un pezzo in più del ghiacciaio del Monte Rosa. È il cammino che preferiscono quelli che conoscono già il posto, che sanno che l'arrivo vale la fatica. Anche in mountain bike si può fare, o a cavallo, se si ha dimestichezza con i tornanti.
Alla fine, quello che resta non è solo il sapore della fontina o la stanchezza buona delle gambe. È la sensazione di aver incontrato un luogo che continua a vivere come ha sempre vissuto, con la fatica e la bellezza che questo comporta. Un alpeggio che non ha smesso di essere se stesso, nemmeno quando ha aperto le porte.
La Tchavana è aperta tutto l'anno. Per informazioni: Azienda Agricola Bagnod, tel. 347 7347523








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